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Billy Idol - Il grido ribelle

Point of View

Snobbato dalla critica musicale, collocato forse tra i rocker "minori", assente da molte rassegne rock, è invece, a mio parere, una delle voci più ribelli e trasgressive del rock anni '80. E non importa se a volte il rocker azzarda qualche esperimento pop/dance. E non importa che in qualche brano la parte della batteria sia ritmata da una drummer-machine elettronica. E non importa se non siamo di fronte ad un rock profondamente innovativo. Certo è che la voce gridata del singer accanto alla chitarra del vigoroso Steve Stevens da sole bastano a mettere insieme un solido impasto rock!

Un po' di storia...

Una voce, quella di Billy Idol non certo banale dicevo. Capace di reinventarsi e di esplorare nuovi orizzonti, pur restando fedele al suo stile rock originale. Se agli inizi Idol propone un rock-pop decisamente figlio dei suoi tempi, la sua carriera vedrà una brusca impennata con l'album REBEL YELL, dove l'omonima canzone caraterizzerà l'impronta e lo stile ruvido e graffiante dell'artista. Ed è ancora l'impronta vocale a lasciare il segno con grida e versi che accompagnano testi spinti e inequivocabilmente trasgressivi. Ma nell'album trovano posto anche canzoni alla Easy Rider come "Blue Highway", testimonianza dell'amore dell'artista per la vita on-the-road, tra motociclette e strade deserte che corrono su lande sconfinate. Ma Rebel Yell non è l'unico esempio di album riuscito. Non si può infatti non citare il singolo White Wedding, forse il primo a portare l'artista in cima alle classifiche delle radio. Pezzi più morbidi sono "Eyes Without A Face" o "Mony Mony", altre hit da radio con le quali l'artista si è conquistato la fama attuale. Più tardi, negli anni '90, l'artista intraprende vie più sperimentali, forse influenzato dalle letture fantascientifiche dello scrittore William Gibson (padre del Cyberpunk che anni dopo vedrà in Matrix la sua trasposizione cinematografica...) Fatto sta che anche il rocker si trasfigura nel futuro con l'album Cyberpunk per esplorare le frontiere del Cyberspazio. Sebbene nella sua globalitā l'album non risulti un successo, qualche canzone riesce ad essere particolarmente espressiva ed efficace. Un esempio su tutti č "Shock to the System" che evoca uno scenario anarco-futurista caratterizzato da rivolte, disordini sociali e corruzione dove una figura eletta sembra poter prendere il controllo del sistema... Testo a parte la canzone prende corpo da un granitico rock monolita i cui spigoli sono stati sagomati a colpi d'ascia dalla voce dell'abile rocker.

Meritevole risultato č stato anche raggiunto dal singolo "Speed", colonna sonora dell'omonimo film, che pur nell'ingenuitā strutturale della classica canzone rock (arpeggio - ritornello - solo), risulta istintiva e diretta: capace di esprimere la vita on-the-run, tematica particolarmente cara al rocker!

DEVILS PLAYGROUND

DEVIL'S PLAYGROUND, ultimo lavoro di Idol dopo dieci anni di assenza dal mercato discografico, risulta davvero interessante. Dall'album trasuda come non mai tutta la passione e l'esperienza accumulata dal rocker nel corso della sua carriera: dagli esordi punk ("Super Overdrive", "World Coming Down"), passando per il country ("Lady do or die"), fino all'hard-rock di "Evil Eye" e "Body Snacher". E non si fa mancare neanche la canzone in puro stile Billy-Idol: "Scream": - la mia Rebel Yell parte seconda - confessa lo stesso Idol. In tutto l'album il grande Steve Stevens, fratello artistico del rocker, si diverte muovendosi con abili acrobazie tra sfuggenti arpeggi a violenti riff di chitarra.

ORA E SEMPRE IDOL, AL GRIDO DI "NESSUN RIMPIANTO!"

Particolarmente significativa l'intervista di Piero Negri riportata sul Rolling Stones di Aprile 2005, in occasione dell'uscita del nuovo album DEVIL'S PLAYGROUND.

"In questi anni volevano che facessi Billy Light o Billy Acoustic, ma io non avevo alcuna intenzione di cambiare. Quando ho avuto una band e Steve Stevens con me, sono tornato". E così nacque DEVIL'S PLAYGROUND, "un viaggio sulla mappa del mondo di Billy Idol", dice lui, che confessa di non aver mai pensato, neppure per un momento, di lasciare il suo nome d'arte: "Mi piace, fa ridere, è ironico, perchè cambiare?" E' il Billy di sempre, insomma, quello del 2005, non molto disponibile a ricordare, figuriamoci a riconoscere sbagli o rimpianti: "Tutti ricordano ogni dettaglio dell'era punk. Io non mi ricordo quasi niente, se non che facevo il roadie per i Sex Pistol e che a Londra non ci voleva più nessuno. Le droghe? Boh, la mia generazione c'e' dentro fino al collo: a 13 anni ho buttato giù il primo acido. Ero ancora vergine. ho scopato solo due anni dopo".

[Pietro Negri. Da Rolling Stones, aprile '05 ]

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