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Rolling Stones - Beggars Banquet (1968)

Point Of View

I Rolling Stones non fanno Rock. SONO il Rock. Non solo per la loro longeva carriera. Non solo per l'evoluzione storica del blues. Ma soprattutto per la freschezza, l'energia, la sensualità e le emozioni che solo il Rock più puro delle origini sa dare. Ma come al solito non intendo dilungarmi in considerazioni enciclopediche. Mi limiterò a raccontarvi una storia.

Recensione

Siamo nel 1967 , l'anno delle rivolte studentesche in Inghilterra. Nessuna occasione più ghiotta per i quattro ragazzacci e per la loro attitudine ribelle. E vi ci si buttano dentro a capofitto. Così i disordini sociali diventano il pretesto per sovraccaricare testi e musica di sensuali provocazioni e rovente energia. Con arte, senza mai scadere nella banalità. Non solo. Con Beggars Banquet le quattro pietre rotolanti prendono definitvamente le distanze dai loro rivali più prossimi: i Beatles. Nella musica, nei testi, nei modi.

Beggars Banquet si apre con quello che è forse il capolavoro del disco: Sympaty for the Devil. Una presa di posizione netta. Un'ironica dichiarazione pubblica di colpevolezza. Come a dire: "Hey, ecco qua i cattivi" ("I shouted out: Who killed the Kennedys? When after all, it was you and me" ). La canzone viene presa all'epoca come uno schiaffo in faccia alla classe borghese e benpensante dell'epoca. Ma la canzone è molto più di questo. Articolata in un crescendo di tensione cadenzato dal ritmo tribale dei tamburi, il pezzo scalda e rapisce l'ascoltatore trasportandolo nella sua marcia macabra e al tempo stesso sensuale. I coretti femminili in sottofondo danno un tocco creativo contribuendo ad arricchirne la dinamicità.

L'andazzo prosegue con No Expectation. Un invito a cogliere la fugacità della vita. A non farsi scappare le piccole e grandi occasioni della vita. Perchè certi treni passano solo una volta: "I got no expectation to pass through here again". Segue l'ironica Dear Doctor: la supplichevole preghiera rivolta al dottore perchè aiuti l'incorreggibile Jagger a uscire dalla prigione del vizio... E che dire di Parachute Woman? Un blues ipnotico dal sapore velatamente erotico: "parachute woman, land on me tonight. Parachute Woman join me for a ride!". Certo l'amore qui descritto - non si tarda a capirlo - è ben lontano dall'idillio e dall'ingenuità cantata dai Beatles e dalla Beat Generation. La disillusione ha aperto gli occhi ai nostri "cugini cattivi" che non rinunciano a raccontarne il lato più carnale e irriverente, tra frecciatine e provocazioni. Un grandissimo successo in classifica lo riscute Street fighting man. Un pezzo ruvido dove le note distorte della chitarra dello scatenato Kate Richards cavalcano un riff roccheggiante e coinvolgente. Qui Jagger impersona uno studente rivoltoso, narrandone le vicende da "combattente di strada". Non tanto in tono di giudizio o condanna. Ma con la familiare complicità che solo i Rolling sanno infondere al loro rock.

Il blues di Prodigal Son ripropone con grande maestria la storia del figlio al prodigo, appunto. Un giovane che, più che sulla via della redenzione, sembra ormai perduto nel suo inesorabile destino da peccatore. Come al solito l'ironia non tarda a farsi sentire. Il rock si trasforma quindi in musica country in Factory Girl: giocoso e allegro ritratto di ragazza vivace e squattrinata che, fa a botte e si ubriaca al venerdì sera ma che, nonostante tutto, sa ancora come farsi attendere dal suo amante... "Waiting for a girl and she gets me into fights. Waiting for a girl we get drunk on Friday night. She's a sight for sore eyes. Waiting for a factory girl." Ma adesso basta chiacchiere: buon ascolto!!!

AlbaRock