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Seven Mary Three - American Standard

Point of View

E' un rock fragoroso quello degli americani Seven Mary Three. Una voce graffiante e dirompente, sussurrata e rabbiosa quella dell'abile cantante. Un disco da non perdere American Standard.

Recensione

"Water's Edge", primo pezzo dell'album, si anuncia già come capolavoro: un arpeggio sospeso, un sussurrare teso e incalzante creano da soli la misteriosa atmosfera del pezzo: "Don't go there! - I heard her say". Tensione presto rotta dal grido angosciante: "I can't go down to the water's edge". Un'esperienza intensa trasuda dalle note del pezzo. Segue "Cumbersome" nel quale il ritmo e la rabbia non sembrano cedere a compromessi. Il ritmo cala invece in "Roderigo": ballad che comunque sa mantenere il carattere ruvido e il suono grezzo del gruppo. Un brano più introspetivo è invece il quarto: "Devil boy".

Ma finalmente ecco "My my", capolavoro rock dell'album. Anche qui è la voce a far da padrona. Fin dall'incipit del brano: da annoverare tra i più diretti e aggressivi della storia del rock. Esplosione di rabbia, qui espressione del disagio di incomprensioni e difficoltà della comunicazione di coppia - tematica tanto attuale per la nostra generazione. Se l'impatto sonoro è la peculiarità del brano, notevole è sicuramente l'effetto dello stacco che precede il solo: la voce lontana del siger sembra ora provenire da una vecchia radio. Una nota malinconica che ben presto cede di nuovo il passo al ritmo frenetico e concitato.

A frenare momentaneamente il ritmo c'e' "Lame". Fantastica. scandita da una chiara chitarra acustica e dalla voce a tratti sussurrata ma sempre espressiva e tagliente. Ed ecco che si riprende subito con un pezzo rock tutto d'un pezzo: "Headstrong" che sembra riprendere la cattiveria di "My My". Ai due lenti ("Anything" e "Margaret") segue "Punch in punch out" che risulta particolarmente interessante: dopo un introduzione di "solo-cantato", qui la voce è poi accompagnata soltanto dalla batteria che da sola crea il ritmo della canzone come in una marcia militare. Chiude l'album "Favorite Dog": un lungo lento che attenua tutta la tensione iniziale fino a farla svanire.

Certo: qualcosa di simile forse l'avevamo ascoltato con i Pearl Jam. Ma non importa. Perchè qui i ragazzi qui fanno sul serio: aggressivi, espressivi e capaci. E il risultato convince. Bravi Seven Mary Three. Ottimo lavoro.

AlbaRock